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Religione cristiana e cremazione

La cremazione all’interno della religione cristiana sta diventando una pratica sempre più diffusa, nonostante nei decenni e secoli passati non fosse ancora vista di buon occhio.

Complici il sovraffollamento delle città e la volontà di trovare modalità alternative per disporre del corpo di un defunto, sempre più persone stanno decidendo di optare per questa soluzione.

Ma cosa dicono la Bibbia e la legge italiana in merito?

Cosa dice la Bibbia della cremazione?

Nella Bibbia non sono presenti indicazioni esplicite a proposito della cremazione – la pratica, cioè, non è espressamente vietata, ma nemmeno incoraggiata.
Anche da questo, probabilmente, è derivata l’ambiguità che la Chiesa ha mantenuto nei secoli in questo ambito: la pratica è diventata sempre più diffusa anche in ambito cristiano. Solo dopo diverso tempo anche le autorità ecclesiastiche hanno iniziato a pronunciarsi su questo tema.

Ma vediamo nel dettaglio quali sono gli elementi biblici che riguardano la religione cristiana e cremazione.

Innanzitutto, possiamo analizzare la questione in prospettiva storica. Occorre tenere a mente che nel mondo antico erano diversi i popoli e le religioni che, già da tempo, usavano cremare i propri defunti. Basti pensare al funerale secondo la tradizione induista, che ancora oggi mantiene la cremazione come metodo più diffuso.

La pratica, tuttavia, non prese mai piede in Israele e, più in generale, in Medio Oriente. Di conseguenza, non stupisce che anche all’interno della Bibbia non siano molti i casi di questo genere di cui si può leggere.
Saul e i suoi tre figli, per esempio, dopo essere stati uccisi in battaglia, vennero prima bruciati e poi seppelliti.
Ci sono, quindi, personaggi biblici i cui corpi vengono bruciati dopo la morte, ma si tratta quasi sempre di circostanze eccezionali, non certamente della prassi.

Nella Bibbia, infatti, il fuoco viene spesso associato a un’idea di punizione e giudizio, e per questo tendenzialmente connotato in modo negativo. Più che cremati, alcuni personaggi vengono arsi vivi – una pratica quindi ben diversa, non assimilabile al rito della cremazione.

Per questo, inoltre, nell’Antico Testamento leggiamo in prevalenza di personaggi che vengono seppelliti – nella terra oppure in una caverna. Anche i famosi episodi della resurrezione di Lazzaro o di Cristo raccontano proprio di una sepoltura in un sepolcro e sono una testimonianza di questa usanza.

Allo stesso modo, però, nella Bibbia non sono presenti divieti espliciti in materia di cremazione, così come indicazioni precise in merito alle modalità di sepoltura da adottare – la sepoltura, quindi, non è nemmeno indicata come l’unico metodo possibile per trattare il corpo di un defunto. .

Come dicevamo, da questa ambiguità biblica è derivato nei secoli anche l’atteggiamento che le autorità ecclesiastiche, e la cristianità in generale, hanno tenuto nei confronti della cremazione.
Anche il Santo Padre si è pronunciato in merito, dando indicazioni che possono quindi essere prese come punto di riferimento sul rapporto tra religione cristiana a cremazione.

Inoltre, si possono considerare altri episodi biblici che, pur non parlando espressamente di sepoltura e cremazione, possono comunque fornire una chiave di lettura per orientarsi.
Per esempio, la Bibbia racconta di episodi in cui un persona, prima di morire, esprime precise volontà su come disporre del proprio corpo, e queste volontà vengono poi rispettate dopo la sua morte. Il rispetto della volontà del defunto può quindi essere un elemento da tenere in considerazione.

La Bibbia, inoltre, solleva in più episodi la questione del rispetto della legge di un determinato territorio, così come delle usanze locali. Anche questi, quindi, sono elementi da tenere in considerazione quando si tratta di valutare il rapporto tra religione cristiana e cremazione.

 

Cosa ha detto il Papa sulla cremazione?

Come già accennato, l’atteggiamento tenuto da alti esponenti della comunità cristiana riflette l’ambiguità da cui il tema di religione cristiana e cremazione è sempre stato caratterizzato.
In particolare, bisogna distinguere due diversi aspetti:

  • La cremazione in sè
  • La conservazione delle ceneri

Si tratta infatti di due aspetti differenti, nei confronti dei quali Papa Francesco si è pronunciato in maniera diversa.

Rispetto alla cremazione in sè, il papa ha mantenuto l’atteggiamento che abbiamo già visto all’interno della Bibbia: la pratica non è incoraggiata, ma nemmeno vietata. La cremazione di una salma, quindi, non è in contraddizione con la fede cristiana, e viene accettata anche alla luce della grande diffusione che la pratica ha avuto negli ultimi anni.
Resta, comunque, una preferenza nei confronti della sepoltura dei corpi.

Una questione diversa è invece quella che riguarda l’eventuale conservazione delle ceneri – proprio su questo aspetto si sono concentrate le ultime novità ecclesiastiche.

 

Cosa dice la Chiesa sulla conservazione delle ceneri

Per quanto la cremazione sia accettata, bisogna ricordare che per la Chiesa non è possibile conservare le ceneri al di fuori di un luogo consacrato. Non è quindi possibile, per esempio, conservare l’urna cineraria nella propria casa, ma questa deve essere collocata in un cimitero.
Allo stesso modo, non è possibile disperdere le ceneri in natura.

La collocazione di un corpo in un luogo sacro è uno dei principi fondamentali di ciò che la religione cristiana prevede dopo la morte di una persona. All’origine della pratica (e dei più recenti provvedimenti normativi) sta l’intenzione di evitare qualsiasi deriva naturalista o panteista nelle azioni intraprese dal credente.
Anche dopo la morte, cioè, ciò che resta del corpo deve essere conservato in un luogo sacro, e non può essere disperso o tenuto al di fuori, in un contesto naturale non sacro.

Anche in caso di cremazione, quindi, la salma deve avere un funerale secondo il rito cristiano, e le ceneri devono poi essere collocate in un’urna all’interno di un cimitero o di un altro luogo sacro (una chiesa, per esempio). Questo, secondo le ultime disposizioni ecclesiastiche, anche nel rispetto di norme igieniche- (un elemento centrale anche nella normativa civile italiana che regola la dispersione delle ceneri.

Allo stesso modo, non sono consentite pratiche quali la diamantificazione delle ceneri (la procedura che permette di ottenere diamanti grezzi sottoponendo le ceneri a una determinata pressione e temperatura), nè qualsiasi altro procedimento che alteri lo stato delle ceneri e che permetta di disporne diversamente da quanto appena indicato.

Tutti questi aspetti sono stati ribaditi nella più recenti Istruzione della Congregazione per la Dottrina della fede.
Allo stesso modo, però, sono previste deroghe, qualora le condizioni locali lo richiedano. In questi casi la deroga va richiesta al vescovo, in accordo con la Conferenza Episcopale.

 

Dove si possono spargere le ceneri di un defunto?

La legge italiana prevede precise indicazioni su dove sia possibile spargere le ceneri di un defunto, e a quali condizioni.

Qualora si intenda procedere in questo modo, quindi, l’attuale normativa permette quindi di spargere le ceneri in natura e non necessariamente di tenere l’urna in casa, al contrario di quanto invece previsto dalla religione cattolica. Anche in ambito civile, tuttavia, ci sono precisi requisiti e limitazioni da rispettare.

 

Dispersione ceneri: quali autorizzazioni servono?

Innanzitutto, la dispersione delle ceneri deve essere espressamente voluta dal defunto – e non devono sussistere dubbi in merito. È necessario, cioè, che la volontà sia attestata:

  • Dichiarazione presso un pubblico ufficiale autorizzato (per esempio, un notaio)
  • Disposizione testamentaria
  • Dichiarazione olografa
  • Dichiarazione sottoscritta presso un ente che si occupa di cremazione
  • Dichiarazione verbale

In sostanza, è necessaria una volontà scritta o verbale del defunto che attesti questa volontà.
Nel caso di dichiarazione verbale (quindi in mancanza di scelta manifesta del defunto), spetta agli aventi titolo far valere le volontà espresse dal defunto, anche per quanto riguarda il luogo della dispersione. La scelta in questo caso è operata dal parente più prossimo o dal coniuge. Qualora siano presenti più persone che presentino lo stesso grado di parentela rispetto al defunto, la decisione finale è quella presa dalla maggioranza assoluta di essi.

La dispersione delle ceneri, quindi, segue la stessa logica burocratica di qualsiasi altra ubicazione delle ceneri. L’autorizzazione deve essere certificata tramite apposizione di marca da bollo.

 

Dispersione delle ceneri: dove è possibile

Una volta che la volontà del defunto è stata accertata, occorre inoltre ottenere le necessarie autorizzazioni da terzi per poter procedere allo spargimento. Secondo l’articolo 411 del codice penale, lo spargimento delle ceneri è infatti possibile previa autorizzazione dell’ufficiale dello stato civile ed espressa volontà del defunto. In mancanza di questi requisiti, la dispersione delle ceneri di cadavere costituisce reato.

Le ceneri possono generalmente essere disperse (previa autorizzazione):

  • In cimiteri, o aree appositamente deputate alla dispersione.
  • In mare, nei laghi e nei fiumi, a oltre 100m dalla riva e in tratti liberi dalla presenza di natanti o opere umane. In questo caso è comunque necessario richiedere l’autorizzazione al Comune nel cui territorio si trova il tratto interessato.

Solitamente è il defunto stesso a indicare, contestualmente alla volontà di essere cremato, anche la persona che dovrà occuparsi della dispersione. In alternativa, se ne può occupare un addetto incaricato dal Comune o il personale dell’agenzia / associazione di cremazione a cui il defunto si era rivolto.

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